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Mario Lodi e Gianni Rodari: un'idea di scuola

Mario Lodi e Gianni Rodari: un'idea di scuola

Quale idea di scuola li unisce?

Mario Lodi e Gianni Rodari possono essere valorizzati con una sensibilità illuminata se si sceglie, nei loro riguardi, un approccio di conoscenza che considera il forte rapporto di amicizia e di stima che li ha uniti.

Una ricchezza di testimonianze e documenti, molti riferimenti nell’ambito del Movimento di Cooperazione Educativa, consentono di conoscere la loro figure di scrittori, insegnanti, pedagogisti nell’orizzonte dello slancio creativo, della tensione alla ricerca e all’impegno etico che hanno contraddistinto la loro vita e la loro attività.

C’è una idea di scuola che hanno condiviso?

Lodi e Rodari, partendo da esperienze personali autonome di studio e di operatività, hanno condiviso, soprattutto, quei valori di democrazia che li ha portati a elaborare concetti e proposte propulsive per una idea di scuola nuova, finalizzata a offrire a ogni individuo l’opportunità di sviluppare la propria personalità, nel rispetto della dimensione sociale di vita.

Così la scuola del nostro tempo deve a Mario Lodi e a Gianni Rodari un patrimonio di conoscenze e di esperienze che alimenta il fare scuola di ogni giorno, che definisce i tratti fondamentali della formazione dei docenti e delle docenti e, soprattutto, illumina il potenziale di crescita e di apprendimento di ogni bambino/a.

Non conosce Gianni Rodari chi pensa sia uno scrittore per bambini, pur se ai bambini ha dedicato testi originali, ormai “classici” della letteratura infantile. Per l’insieme della sua produzione ha ricevuto nel 1970, da una giuria internazionale, quel Premio Andersen che viene definito “il Nobel della letteratura infantile”. Alla cerimonia per la consegna del premio, Rodari ha detto: “Si può parlare agli uomini anche parlando di gatti e si può parlare di cose serie e importanti anche raccontando fiabe allegre. Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire ad educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo…”.

Rodari ha scritto “Grammatica della Fantasia”, con il sottotitolo Introduzione all’arte di inventare storie. Un testo che tutti i docenti dovrebbero leggere e non solo, un testo per genitori, intellettuali, politici. Una proposta con cui rivendica all’immaginazione lo spazio che deve avere nella vita di ciascuno

Nella sua premessa all’edizione “Scuola di Fantasia” (Lodi, La scuola di Rodari, in Rodari, 1992) Mario Lodi scrive:

“L’attenzione di Rodari per le scuole si collocava nell’analisi di una società che, uscita dalla dittatura fascista e dalla guerra, cercava in se stessa le forze vitali per ricostruire sui valori della Costituzione un nuovo modello di vivere”.

In modo parallelo, Lodi, nel suo ruolo di Maestro, ha anticipato l’idea di scuola come “comunità educante” organizzando la classe non in modo rigido e gerarchico, secondo il modello tradizionale per cui il maestro/la maestra insegna e gli alunni/alunne imparano, ma come comunità aperta, in cui sono compresi alunni, territorio, insegnanti, genitori, per realizzare l’esperienza di un organismo vitale per la costruzione della società democratica.

Entrambi hanno testimoniato l’idea di un’educazione nuova, non autoritaria, finalizzata ad una società nuova.

Gianni Rodari e Mario Lodi pensano a una scuola che abbia come fine la formazione del cittadino, che sia luogo aperto alla dimensione sociale, in cui trovano spazio, in modo consapevole, ricerca e pensiero critico. La scuola palestra di democrazia e di cultura è il concetto che integra e unisce la visione dell’educazione e della funzione docente dei due grandi interpreti del discorso pedagogico del nostro tempo.

Lodi e Rodari sono gli ispiratori del messaggio di “liberazione” dell’uomo e del bambino che assegna alla scuola, agli insegnanti, agli alunni la responsabilità di cambiare il mondo.

“Subito il primo giorno, devi decidere di fronte ai bambini come impostare il tuo lavoro: per asservire o per liberare. Da questa scelta dipende tutto il resto, anche la tua dimensione umana. Se scegli il metodo della liberazione senti nascere dentro di te una grande forza che è l’amore per i ragazzi, lo stesso amore che non può non trasferirsi sul piano sociale con l’impegno civile. […] Se non sei per la liberazione, porti a scuola la tecnica del padrone, duro o paterno a seconda dei casi: apparentemente è il sistema più facile e comodo ma alla fine trovi un vuoto morale enorme e la noia”
(Mario Lodi, Lettera a Katia in Il paese sbagliato, Torino, Einaudi, 1970)

“È difficile fare
le cose difficili:
parlare al sordo
mostrare la rosa al cieco.

Bambini, imparate
a fare le cose difficili:
dare la mano al cieco,
cantare per il sordo,
liberare gli schiavi
che si credono liberi.”

(Gianni Rodari, Lettera ai bambini in Parole per giocare, Manzuoli Editore 1979)

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