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La metodologia didattica del Debate

La metodologia didattica del Debate

Regole ed esempi pratici per proporlo in classe

COS’È IL DEBATE

Il dibattito regolamentato, comunemente chiamato Debate, è una metodologia didattica innovativa e inclusiva che da un lato aiuta a sviluppare capacità di argomentazione e comunicazione, dall’altro sviluppa la personalità dei dibattenti.

Il dibattito è un’attività divertente e un gioco con regole precise, in cui due squadre contrapposte si alternano, esprimendosi a favore o contro un tema dato.

Con dovuti accorgimenti, è possibile dibattere ad ogni età e in ogni ordine di scuola.

ABBIAMO DAVVERO BISOGNO DI DIBATTERE?

Se consideriamo l’attività che regolarmente viene svolta nelle scuole italiane, ci troviamo di fronte ad una situazione che è, in un certo senso paradossale. Essa si concentra prevalentemente sull’acquisizione di conoscenze e contenuti, soprattutto nell’ambito matematico/scientifico e nelle tecniche di scrittura. Possiamo dire che nell’idea di scuola oggi assume una preminenza il compito di “alfabetizzazione culturale”, un’alfabetizzazione misurabile in base alle quantità di conoscenze e abilità specifiche acquisite sia al termine di tappe intermedie sia alla fine dell’anno scolastico.

In realtà oggi le insegnanti e gli insegnanti sanno bene che alla scuola spettano anche altri compiti, i quali sono invece formativi, nel senso che riguardano lo sviluppo e il consolidamento degli aspetti fondamentali della personalità di bambine e bambini e in particolare di certi atteggiamenti di base e di certe capacità generali che sono rilevanti sia sul piano dell’attività cognitiva sia su quello dei rapporti affettivi e sociali.

L’educazione, sottolinea Delors[1], deve:

- mettere in grado di capire se stessi e capire gli altri attraverso una migliore comprensione del mondo;

- favorire il superamento di tendenze egocentriche a favore di una comprensione degli altri basata sul rispetto per la diversità.

Dove attingere i parametri di riferimento, psicologici e concettuali per costruire un percorso didattico capace di perseguire questi obiettivi?

In un panorama ancora variegato e non riconducibile a una teoria o un modello unitario, quasi tutti “gli esperti” concordano su un punto: linguaggio e pensiero hanno una stretta e continua relazione.

Da questo punto di vista quindi, l’attività dibattimentale mostra tutte le sue potenzialità. Vediamone alcune:

1. Sviluppo del pensiero logico: mentre si organizzano le proprie idee e si spiegano ad altri, si guadagna inevitabilmente maggior confidenza e chiarezza di pensiero.

2. Sviluppo del pensiero critico: rispondere alle domande, valutare le risposte ricevute, aiuta ad avere una mente aperta, a riflettere sui propri pregiudizi, ad effettuare le scelte migliori.

3. Abilità nel parlare: comunicare in modo efficace utilizzando diversi canali come quello verbale e paraverbale.

4. Efficacia nella ricerca e organizzazione di informazioni: ricercare informazioni attraverso fonti cartacee o elettroniche; valutare il materiale ed organizzarlo nella maniera più ottimale.

5. Ascolto attivo: il dibattito migliora le capacità di ascolto critico, poiché per riuscire a confutare eventuali idee bisogna comprendere quello che viene detto e valutarlo attentamente.

6. Abilità nello scrivere e prendere appunti: la capacità di scrittura viene potenziata nel momento in cui, conclusa la ricerca, si tratterà di strutturare un discorso argomentativo, una scaletta che aiuti a capire o a spiegare il proprio punto di vista.

7. Lavoro di squadra: si deve necessariamente  lavorare come un gruppo se si vuole avere successo, condividendo informazioni e sviluppando strategie. Appena si sviluppano le abilità nel parlare, si sviluppano anche le competenze relazionali e quindi si è in grado di lavorare con gli altri in modo più costruttivo.

Il dibattito regolamentato quindi è in grado di fornire strumenti utili per analizzare la realtà, sviluppare un pensiero logico, esporre le proprie ragioni e valutare quelle di altri interlocutori. Soprattutto riesce a colmare quella incongruenza che caratterizza la scuola italiana la quale privilegia la competenza del “leggere, scrivere e far di conto” ma poca attenzione riserva allo sviluppo della competenza orale.

 

GIOCHI DI PERSUASIONE

Da dove cominciare quindi per sviluppare un naturale interesse verso il Debate? Soprattutto, a quale età sarebbe opportuno proporre attività di dibattito?

Anche se il bambino fino agli11-12 anni vive in uno stadio operatorio concreto[2], le sue capacità logiche progrediscono grazie all’introduzione di nuove operazioni mentali: il bambino è ancora legato ad esperienze concrete, ma è in grado di raccontarle in modo meno egocentrico e seguendo connessioni logiche corrette. Se a questo aggiungiamo la possibilità di un’interazione dinamica con l’ambiente circostante, ovvero lavorare in piccolo gruppo con i compagni di classe, è addirittura possibile accelerare il processo evolutivo del pensiero logico verso una maggior astrattezza[3].

Questo vuol dire che attività di Debate o di propedeutica possono essere svolte addirittura a partire dalla scuola primaria. Naturalmente si partirà con temi e attività legati al vissuto dei giovani alunni e poi si proporranno via via argomenti di discussione sempre più ampi e allargati al mondo circostante.

A mio avviso, per avviare alunne e alunni alla pratica del Debate, bisognerebbe porsi un problema di motivazione.

Il problema della motivazione e dell’interesse a svolgere una certa attività è sicuramente importante ad ogni età e in ogni ordine di scuola. Tale problema però assume un’importanza determinante nella scuola del Primo ciclo e nello stesso tempo solleva difficoltà maggiori di quelle che possono essere presenti ai successivi livelli.

Possiamo parlare di motivazione in quei casi in cui nello studente è presente una forza, un desiderio che lo induce a svolgere una certa attività o  ad impegnarsi in un compito. Se un insegnante risolve bene questo problema di fondo, si può ben dire che egli è a metà della sua opera.

Sicuramente il Debate, in quanto gioco tra squadre ha in sé una forte leva motivazionale: riesce a suscitare interesse e a coinvolgere studenti a tutte le età. Il rischio maggiore però è quello di pianificare attività non adatte all’età dei propri studenti, attività troppo complesse con l’inevitabile conseguenza di far crollare sia la motivazione sia l’interesse.

Un’ottima strategia è quella di proporre attività ludiche di propedeutica al debate. Queste attività sono adatte sia agli studenti di Scuola Primaria ma anche come primo approccio al debate agli studenti della Scuola Secondaria di primo grado: giochi di comunicazione persuasiva.

 

ALCUNI ESEMPI

  1. Parole significative

Durata: 10/20 minuti

Obiettivo: argomentare le proprie idee e negoziare con quelle degli altri, accettando le idee degli altri quando le loro argomentazioni sono convincenti. Abitua a esporre le proprie idee in modo convincente.

Svolgimento: si decide un argomento, ad esempio 8 parole significative sulla pace (o sulla libertà, sull’amicizia…ma anche su un autore studiato) e in un minuto tutti gli studenti devono scrivere l’elenco delle parole attinenti all’argomento prescelto che ritengono più importanti. Poi si formano delle coppie, ognuna delle quali deve trovare in due minuti un accordo sulla scelta delle 8 parole. A questo punto, unendo due coppie, si formano dei quartetti: ogni quartetto ha 3 minuti per decidere le 8 parole comuni. Si continua (aumentando il tempo al crescere dei gruppi) finché i partecipanti sono divisi in due squadre: a questo punto si deve cercare un accordo globale per ottenere le 8 parole valide per tutti.

Note: devono essere parole, non frasi.

 

  1. Punti d’interesse

Durata: variabile, fino a 40-50 minuti

Obiettivo: esprimere giudizi, giustificare le proprie scelte, ascolto reciproco e valutazione dei giudizi degli altri.

Svolgimento: si decide un argomento, ad esempio lo sport, (oppure l’amicizia, ma anche un tema sviluppato in classe: cibi geneticamente modificati, ecc…). Su questo argomento si preparano 6-7 affermazioni di giudizio, ad esempio “Le competizioni sportive sono dannose”, “Lo sport più salutare è il nuoto”, “E’ meglio guardare una gara sportiva invece di svolgerla”… Ogni affermazione viene scritta su un foglio diverso e ciascun foglio attaccato in punti tra loro distanti, nell’aula. Gli studenti, in gruppetti di 3, si posizionano vicino ad uno dei fogli appesi ed esprimono il loro giudizio sull’affermazione. Possono essere d’accordo oppure no, l’importante è spiegare il perché. Dopo 6/8 minuti di discussione si cambia postazione e quindi si cambia contenuto dei discorsi.

Note: gli studenti non devono trovarsi necessariamente d’accordo, ma è importante che ciascuno esprima i propri giudizi.

 

  1. Vendita al buio

Durata: variabile, fino a 40-50 minuti

Obiettivo: argomentare ed esporre le proprie idee con efficacia. Sviluppare abilità di public speaking

Svolgimento: si dividono gli studenti in coppie di lavoro. Ciascuna coppia sceglie un oggetto da vendere al resto della classe e organizza un discorso persuasivo per convincere la classe a comprare il proprio oggetto. Nel discorso non si deve menzionare il nome dell’oggetto, ma si deve spiegare perché è utile, i vantaggi che offre, e dare tutte le motivazioni possibili affinché venga acquistato.  Solo al termine delle trattative ogni studente scopre l’oggetto che ha comprato sulla base del discorso persuasivo.

Note: il gioco è particolarmente divertente se vengono venduti oggetti bizzarri.

 

ALCUNE REGOLE FONDAMENTALI

Non dimentichiamo che il dibattito è un’attività regolamentata, questo vuol dire che anche nello svolgimento dei giochi e delle attività ludiche dobbiamo fare in modo che siano osservate alcune regole fondamentali.

Vediamone due in particolare:

  • lo schema argomentativo (regola osservata dagli studenti)
  • la mozione “giusta” (regola osservata dal docente)

  1. Lo schema argomentativo

Fin da subito, anche con gli studenti più giovani, il docente deve aver cura di presentare lo schema argomentativo. Fatto di pochi ma chiari passaggi:

un’introduzione che spiega i termini del problema (nel caso di “Le competizioni sportive sono dannose” andrebbe spiegato cosa s’intende per competizioni sportive e cosa s’intende col termine dannose…)

la tesi da sostenere, ovvero se si condivide oppure no l’affermazione

gli argomenti che motivano la scelta servono e spiegare il perché delle proprie opinioni

la conclusione, ovvero una sintesi efficace di quello che è stato sviluppato nel discorso.

Un espediente utile, per guidare i nostri studenti a strutturare un discorso persuasivo, potrebbe essere quello di preparare una carta del discorso, una specie di tabella in cui “annotare” i concetti principali di ciascuna sezione. La carta del discorso svolgerebbe la stessa funzione di una scaletta utilizzata per la pianificazione di un testo scritto.

 

  1. La mozione “giusta”

La mozione è l’argomento di discussione. È un’affermazione nei confronti della quale il giovane oratore deve decidere se essere d’accordo oppure no. Anche se non è formulata esplicitamente con un punto di domanda, la mozione nasconde al suo interno un quesito a cui si risponde con un oppure con un no. L’obbiettivo è indurre gli studenti a spiegare “sì, perché…” oppure “no, perché…” e quindi a motivare e giustificare le proprie idee.

È bene che il docente sia in grado di formulare mozioni in modo corretto, per evitare che il dibattito sia sbilanciato o insostenibile da una delle due parti.

Generalmente le mozioni vengono classificate secondo tre generi: sui fatti, sui valori e sulle azioni[4]. In realtà la loro distinzione è solo concettuale e non vanno considerate a compartimenti stagni. Ad ogni modo, le mozioni sui fatti consentono di discutere su ciò che accade, è accaduto oppure accadrà; le mozioni sui valori inducono ad esprimere giudizi su persone, eventi, oggetti o situazioni; le mozioni sulle azioni sono relative a piani di azione adottati o proposti.

Per garantire un ulteriore chiarimento si forniscono esempi di mozioni relative al tema dello sport:

  • La bicicletta è un mezzo di trasporto diffuso dappertutto (mozione sui fatti)
  • Il ciclismo è lo sport più salutare (mozione sui valori)
  • Tutti gli studenti dovrebbero andare a scuola in bicicletta (mozione sulle azioni)

Già da queste mozioni esemplificative appare chiara l’interconnessione tra i diversi tipi di mozioni: non si può parlare di valori senza far riferimento a fatti, così come non si può parlare di azioni senza discutere dei valori che guidano le azioni o le decisioni in merito al problema analizzato.

In conclusione, saper riconoscere la tipologia di mozione o formularla correttamente è determinante per comprendere come guidare i nostri alunni alla costruzione di un discorso efficace e quindi orientare la discussione in modo costruttivo.

 

[1] J. Delors, op. cit, pp. 15-18.

[2] J. Piaget, Lo sviluppo mentale del bambino, 1972

[3] L. S. Vygotskij, Pensiero e linguaggio, 1934

[4] De Conti, Giangrande, Debate: pratica, teoria e pedagogia, pp. 37-43.

 

Rosa Carnevale

Docente di Storia e Filosofia, svolge regolare attività di coach e giudice in gare regionali e nazionali di Debate. Componente attivo della Società Nazionale Debate Italia, promuove la diffusione del Debate attraverso un’intensa attività di formazione nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo e secondo grado. È coautrice del Mooc Introduzione al Debate del Politecnico di Milano. Da diversi anni lavora all’applicazione del dibattito nelle attività disciplinari e curricolari scolastiche.

 

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